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Come annunciato, il 6 maggio alle 16 in via Ampère 61/a a Milano si è tenuto l’evento “Tech4ability. Tecnologia e innovazione a supporto della disabilità”.

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Ad aprire i lavori è stato Mario Salerno, Fondazione Filarete, che ha parlato di “tecnologie che  abilitano alla vita”, ovvero della necessità di interpretare e usare la tecnologia in modo tale da porla al servizio dei bisogni reali delle persone diversamente abili. Spesso non occorre inventarsi qualcosa di nuovo, ma saper scoprire e reinventare ciò che c’è già. Per questo è fondamentale trovare i fondi per sostenere le start up che ambiscono a servirsi della tecnologia per migliorare la qualità di vita dei disabili.

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Proprio quest’ultimo concetto è ripreso da Matteo Bartolomeo, Make a Cube3, che sottolinea l’importanza di “assistere nel primo miglio” le idee che diventano impresa, quando questa si occupa di innovazione sociale e ambientale. Poi pone il grande interrogativo: come portare le tecnologie dove servono? Come rispondere ai bisogni? Ovviamente diventa vitale immergere le tecnologie all’interno del processo di erogazione dei servizi per creare un vero e proprio “ecosistema tecnologico”.

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Maria Grazia Campese, Direttore Generale e Vice Presidente Spazio Aperto Servizi, individua due obiettivi fondamentali:

  1. consentire alle persone diversamente abili di fruire di attività riabilitative a domicilio;
  2. personalizzare le terapie, prevedendo il coinvolgimento attivo di pazienti e familiari e assicurando una maggiore qualità del percorso di assistenza e cura.

Isabella Menichini, Direttore Settore Disabilità e Salute Mentale presso Comune di Milano, pone il problema dal punto di vista delle Pubbliche Amministrazioni: il Comune di Milano ha attualmente in carico 6000 persone disabili,  ma si stima che ben 30.000 si affidino al fai da te. Questo non è accettabile: la teleriabilitazione diventa fondamentale, ma è necessario sia trovare i fondi per finanziarla, sia innovare senza lasciarsi bloccare dal grande nemico, la burocrazia.

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Infine, Alberto Fontana, Centro Clinico Nemo – Fondazione Serena Onlus, ammette di essere intervenuto per un puro caso a Tech4ability, perché nel variegato mondo delle cooperative e delle fondazioni che gestiscono in larga parte l’assistenza alle persone diversamente abili manca uno sportello unico, che dovrebbe informare e coordinare l’intero settore. Non solo: egli pone due problemi spinosi, ossia quelli dell’assistenza post vendita e della formazione tecnologica di tutti i professionisti che dovranno necessariamente usare le piattaforme multimediali.

Piattaforme come MediaHospital®,anch’essa presente all’evento, per spiegare come il nostro obiettivo sia proprio quello di portare la tecnologia laddove ancora oggi è difficile immaginarla: al servizio dei pazienti, soprattutto di quelli più fragili.