Tag

, ,

In un periodo politicamente convulso, la notizia dell’approvazione del documento “Telemedicina – Linee di indirizzo nazionali” da parte della Conferenza Stato-Regioni del 20 febbraio 2014 è passata alquanto in sordina.
Eppure, come recentemente sottolineato da fonti autorevoli quali il Corriere o Sanità In Cifre, siamo di fronte all’inizio di quella che potrebbe essere una vera e propria rivoluzione in campo sanitario.
Secondo una studio della BCC Research, infatti, il campo della telemedicina è in continua crescita, con un valore potenziale di 60 miliardi di euro, di cui circa un terzo rappresentati dall’Europa.
Del resto, in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia, si può pensare che quest’ultima non tocchi un settore importante come la sanità?


Il connubio medicina – innovazione tecnologica apre le porte ad infinite applicazioni e ad un modo di fare sanità completamente diverso da quello tradizionale.
Ecco perché la Conferenza Stato-Regioni ha sentito il bisogno di iniziare a porre delle regole, dei paletti che evitino una crescita incontrollata di un fenomeno ancora agli inizi in Italia, ma che potrebbe esplodere da un momento all’altro.
Il documento prende in considerazione la “televisita”, ossia una visita a distanza del paziente da parte del medico, con eventuale presenza di un operatore sanitario accanto al primo; la “teleassistenza”, un sistema socio-assistenziale per la presa in carico della persona anziana o fragile a domicilio; il “teleconsulto” tra medici.
Esso definisce gli aspetti organizzativi, etici e regolatori del servizio, inclusa la privacy; i criteri di autorizzazione e accreditamento da parte delle strutture sanitarie per l’erogazione di prestazioni in telemedicina; le modalità di formazione di pazienti e professionisti; l’istituzione di una commissione tecnica formata da sei componenti, di cui tre designati dal Ministero della Salute e tre dalle Regioni, con il compito di monitorare eventuali criticità; la copertura finanziaria dell’operazione, che dovrebbe avvenire “nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie previste dalla legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
E se il documento si affretta a precisare che “la telemedicina non sostituisce la prestazione sanitaria tradizionale nel rapporto personale medico-paziente, ma la integra per migliorare efficacia, efficienza e appropriatezza”, è indubbio che, come detto, siamo solo all’inizio di un percorso che potrebbe cambiare per sempre il modo di fare sanità e di usufruire della stessa.