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Massimo Memmola, CEO di MediaHospital, ce ne racconta la storia:

Com’è nata MediaHospital?
È successo tutto per caso.
Pur non essendo né un medico né un informatico, lavoro in sanità dal 1999 occupandomi di ricerca, consulenza in materia di sistemi manageriali e tutto quanto rientri nella quotidianità del mio lavoro, ossia il budgeting, il costing in ambito sanitario.
Nel 2011 nell’ambito della società di consulenza per cui lavoravo e lavoro ancora oggi, la Cube Consulting Srl, ricevemmo una doppia richiesta sostanzialmente analoga: la prima da parte di INRCA (Istituto Nazionale Ricovero e Cura per Anziani) e la seconda da parte di Villa Beretta.
Il dott. Enrico Eugenio Guffanti, responsabile scientifico di INRCA nell’ambito del progetto Spider, ci chiese di individuare nuove tecnologie che potessero essere utilizzate in materia di riabilitazione respiratoria dei pazienti.


Che cos’è il progetto Spider?
Il progetto Spider era stato presentato all’epoca da INRCA, Villa Beretta e La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, con l’obiettivo di definire un ecosistema riabilitativo nella provincia di Lecco, individuando tecnologie innovative per la riabilitazione che potessero supportare, definire, strutturare un link fra l’ospedale e il domicilio del paziente. Evidentemente la presenza di queste tre strutture sanitarie nell’ambito del progetto Spider non era assolutamente casuale perché la Nostra Famiglia di Bosisio Parini ha una focalizzazione sulla disabilità infantile e in età pediatrica, Villa Beretta sulla disabilità in età adulta, INRCA lavora principalmente sulle patologie di tipo respiratorio nei pazienti anziani. Una sorta di trittico che vede la disabilità nelle varie fasi evolutive dell’uomo.
Il dott. Guffanti chiese a noi di Cube di individuare queste tecnologie che potessero consentire di supportare la riabilitazione a distanza del paziente anziano con patologie di carattere respiratorio.
Da lì a poco, quasi contestualmente, una richiesta analoga ci giunse dal dott. Franco Molteni di Villa Beretta.
Come mai arrivarono queste richieste? Come mai queste strutture si rivolsero ad una società di consulenza?
La risposta è semplice: perché Cube all’epoca aveva un’area che si occupava di ricerca in ambito sanitario.
Cube era una società nata da poco, una start up del 2010 che guardava alla definizione di nuove logiche di utilizzo della tecnologia in ambito sanitario.
Ragion per cui, sulla base di una conoscenza personale, tanto Molteni quanto Guffanti chiesero a me e alle persone che lavoravano con me di fare un “technology scouting”, passando in rassegna tutte le tecnologie presenti sul mercato. Ed è proprio questo che distingue MediaHospital da tutte le altre piattaforme tecnologiche che si sono affacciate in maniera piuttosto repentina su questo mercato nascente: noi non nasciamo sulla base di un progetto di ricerca finanziato dalla Comunità Economica Europea, come accade per la maggior parte dei nostri concorrenti, bensì sulla base di un preciso fabbisogno clinico, ossia quello di reperire una tecnologia che possa portare la riabilitazione anche a domicilio del paziente. Da qui il “technology scouting”: andiamo sul mercato, vediamo se c’è la tecnologia che possa servire al nostro bisogno e poi pensiamo a come creare consenso e cultura su questa tecnologia all’interno della struttura, cioè a come convincere i medici ad usare questa tecnologia, ad implementarla, valutandone evidentemente costi e benefici.
Quale è stato il risultato del “technology scouting”?
Una conclusione del tutto inaspettata: di fatto sul mercato non c’era niente che veramente rispondesse alle esigenze che eravamo stati chiamati a soddisfare. C’erano solo dei giochi per allenare la mente o valutare la memoria, i quali esaltavano una dimensione ludica e non erano utilizzabili dal punto di vista medico perché di fatto più che rivolgersi a pazienti erano pensati per gente sana che voleva tenere in allenamento le proprie capacità cognitive. Soprattutto non davano alcuna possibilità di settaggio, che è il vero distinguo tra una tecnologia di tipo ludico e una di tipo clinico. E non davano nemmeno la possibilità di valutare seriamente i risultati ottenuti dal paziente. La Clinical Iintelligence, invece, è un modulo molto consistente di MediaHospital che consente di presentare i risultati ottenuti dal paziente nello svolgimento degli esercizi.
Di fronte a questo risultato cosa avete fatto?
Preso atto di questa realtà il passo successivo è stato quasi automatico: se la tecnologia richiesta manca, perché non la sviluppiamo insieme?
E così prende il via il “progetto MediaHospital”, progetto che abbiamo iniziato a realizzare prima con INRCA e poi con Villa Beretta a partire dallo stesso 2011.
A giugno del 2012 MediaHospital da progetto diventa una S.r.l., una vera e propria azienda che si confronta con il mercato, continuando a collaborare con INRCA e Villa Beretta da un lato, e tentando di ampliare il suo raggio d’azione e interessare nuove strutture, ma anche singoli professionisti sanitari e, soprattutto, i pazienti. Una realtà in continua evoluzione, che ci ha stupito e continua a stupirci, con grandi potenzialità e sviluppi assolutamente imprevedibili.

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